Sapore di miele: l'apicoltura, un affare serio

BeekeepingParlare di apicoltura è parlare di qualcosa di davvero tosto, non solamente per le difficoltà insite in questo tipo di allevamento. Proprio recentemente si è visto come la progressiva scomparsa delle api sia un grave campanello d’allarme per la nostra stessa sopravvivenza. Pare l’avesse capito anche Albert Einstein – sì, proprio quello della relatività – secondo cui alla scomparsa delle api, l’uomo non avrebbe potuto sopravvivere che pochi anni. Ma come fa un insetto così piccolo ad avere per noi umani una tale importanza da poterne decidere addirittura le sorti?

Tutto è da ricondurre alla qualità di grandi impollinatori di questi Imenotteri. Il loro instancabile lavoro di ricerca del nettare fa sì che moltissime piante, molte delle quali usate dall’uomo in ambito alimentare, vengano impollinate e quindi si possano riprodurre. Si è calcolato che un solo alverare può impollinare anche 3000 ettari di colture.
Ma negli ultimi trent’anni il numero di api pare che sia dimezzato e questo ha portato grandi squilibri.
Le cause sono molteplici e per lo più umane, come l’uso di pesticidi e – forse – la presenza massiva di onde elettromagnetiche delle linee di telefonia mobile.
Anche il parassita storico dell’ape (Apis mellifera) la varroa (Varroa destructor) sembra diventato più aggressivo e in grado di sterminare un intero alveare in una sola stagione.
Parlando con gli apicoltori, essi affermano tutti che è ormai quasi impossibile trovare alveari sani in natura, e che anche quelli “coltivati” devono ricevere molte più cure di un tempo.
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Come se non bastasse è sorto negli ultimi anni un nuovo e ancora più inquietante problema, a cui è stato dato un nome che sembre uscito da un manuale per ingegneri: CCD (Colony Collapse Disorder). Non si conosce ancora il motivo, ma quello che succede è semplice: gli alveari sono abbandonati dalle api adulte e non si sa che fine facciano. Restano solamente la regina, le larve e le operaie giovani ma senza appetito. Ma la cosa che sa tanto di film horror, è che il miele e la cera dell’alveare abbandonato, anche se perfetti, vengono snobbati dai classici parassiti degli alveari che dovrebbero invece depredare velocemente questo ben di dio.

Gli apicoltori fanno tutto il possibile per ridurre le cause della scomparsa di questi insetti importantissimi, ma avremo la nostra “assicurazione sulla vita” solamente quando saranno in qualche modo ridotte o azzerate le vere cause del loro malessere, a cominciare dai pesticidi neurotossici come i nicotinoidi.
Quella che sembrava la dichiarazione di una mente geniale del passato si sta rivelando quasi una profezia. Ora occorrerebbe una mossa altrettanto geniale da parte di tutti per evitare il peggio!

La galleria fotografica mostra alcune fasi dell’apicoltura, che mi è stato possibile fotografare grazie al gentilissimo Giorgio ed AnnaPavanello e alla collaborazione di Marco Maggesi e Francesco Tomasinelli.