La pazza vita del Ragno Pescatore Gigante

anc_ruf

Da quando ho iniziato ad osservare il mondo degli Aracnidi non ho fatto altro che passare da uno stupore all’altro, ubriacato dalla quantità di sfaccettature che compongono il mondo a otto zampe.
Colori spesso mimetici, altre volte sgargianti, associati a comportamenti e forme incredibili, degni di un visonario regista di film fantascientifici, mi hanno portato ad immergermi con sempre minore timidezza in un mondo che apparentemente non sembra il mio ma che è comunque parte di quella natura di cui noi tutti facciamo parte.
Ci sono ragni che più di altri sanno colpire l’attenzione con i loro comportamenti e di questo gruppo fanno parte i ragni Centro e Sud Americani appartenenti al genere Ancylometes, di cui sono conosciute 11 specie.

Questi ragni hanno grandi dimensioni, circa 4-5 cm di corpo, con zampe più o meno robuste e una discreta abilità nella corsa e nell’arrampicata, anche se non raggiungono i livelli di velocità di altri rappresentanti della Famiglia Ctenidae di cui fanno parte.
Una delle particolarità di questi ragni sta nel loro adattamento alla vita in luoghi acquitrinosi e paludosi, dove le prede non si trovano solo sopra il livello dell’acqua… ma anche sotto!
Per catturarle Ancylometes appoggia le zampe anteriori sulla superficie dell’acqua, in modo da avvertire le vibrazioni provenienti dalla vita sommersa. A volte la preda è un coleottero acquatico, altre volte un pesce o un girino. Il ragno che avverte la presenza di una preda scatta in acqua e la ghermisce coi poderosi cheliceri. Il veleno di cui è dotato poi avrà il compito di ucciderla e avviare il processo di digestione.
In caso di pericolo poi questi ragni riescono anche a tuffarsi letteralmente in acqua, nuotare sfruttando la tensione superficiale e perfino immergersi per svariati minuti, ricoprendosi di una pellicola d’aria che rimane impigliata alla peluria del corpo.

Ma non finisce qui! Un’altra caratteristica di questo ragno è il comportamento riproduttivo, a ragione uno dei più particolari al mondo. Il maschio, una volta trovata una femmina adulta e ricettiva, le salta addosso e le blocca le zampe con la tela, dopodichè si accoppia con essa. Questo “stupro” in piena regola è in realtà un rito evolutosi in maniera del tutto particolare e praticamente unica nel mondo animale ed è chiamato “bridal bondage” (traducibile come “legaccio nuziale”).
Al termine dell’accoppiamento il maschio fugge prima che la femmina sia libera dalla tela e cerchi di nutrirsi della prima cosa che gli capita sotto tiro.

Un tale curioso accoppiamento non può che essere seguito da altrettando curiose cure parentali. La femmina gravida cerca un luogo dove possa stendere un lenzuolo di tela in verticale o completamente “a testa in giù”. Terminata la struttura portante vi costruisce sopra un bozzolo sericeo molto spesso, all’interno del quale deporrà le uova. Una volta conclusa la deposizione la madre chiude accuratamente il “cocoon” è lo riveste con una sostanza secreta da ghiandole speciali, in grado di rendere l’ovisacco impermeabile e probabilmente resistente a muffe e batteri (cosa molto importante in luoghi così umidi).
Dopo un’incubazione di circa un mese le uova, attentamente accudite dalla madre, sono ormai schiuse ed hanno dato alla luce i piccoli ragni, che escono dall’ovisacco e rimangono fino alla loro prima muta su una tela appositamente tessuta dalla femmina e chiamata “nursery web”.
Dopo un breve periodo i giovani Ancylometes lasceranno la tela materna per intraprendere finalmente la loro vita solitaria.